La morale spettacolarizzata è, in fondo, una risposta a un bisogno autentico: desideriamo orientamento, giustizia,
riconoscimento. I social offrono strumenti potenti per rendere visibili temi ignorati e per creare comunità. Ma
la stessa potenza può trasformare la moralità in un teatro di segnali, in cui il bene e il male funzionano come
dispositivi di reputazione e di controllo.
Nietzsche non è un “innocente” in senso morale: scrive contro l’uguaglianza, parla di gerarchie, attacca la compassione come valore assoluto, usa un linguaggio talvolta brutale. Ma la distanza tra questa critica filosofica e l’apparato razziale e genocidario del nazismo è fondamentale.
Il cosiddetto “boom economico” portò
lavoro industriale, migrazioni interne e nuove forme di benessere domestico. Eppure, mentre la società si modernizzava
sul piano materiale, l’assetto dei diritti e delle opportunità restò a lungo segnato da profonde gerarchie di genere.